lunedì 25 maggio 2009

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Succede così: arriva la stagista laureata & con master dell’università di prestigio. E’ graziosa - look da “città da bere” - brillante e dinamica. Il capo femmina - manager in ascesa - rivede in lei con simpatia la propria giovanile ambizione lavorativa. Il capo maschio - di mezza età - è preso di contropiede dalle palesi blandizie della fanciulla, e la guarda con molta simpatia. Nei confronti dei colleghi, la suddetta fanciulla alterna fin da subito modi che vanno da una ostentata modestia da ragazzo di bottega, a un asciutto tono direttivo da capitano di lungo corso. I colleghi non la guardano con simpatia. Il capo maschio e il capo femmina si sentono in dovere di offrire alla nuova risorsa un'esperienza professionale significativa, perciò le affidano una mirata selezione di attività. Ma purtroppo la collaborazione è a termine: allo scadere del periodo di stage, l’azienda, che peraltro non assume da anni, non può protrarre il rapporto di lavoro, nonostante le dichiarate insistenze dei due responsabili. Così, la stagista se ne va, lasciando nei capi un grande rimpianto. Lo trasmettono in questo modo ai loro collaboratori, da anni spremuti come limoni: “Che peccato, era veramente brava…” con il tono di chi dice “… lei sì…”.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.



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