martedì 7 aprile 2009
Collant e altri disastri
Mi si sono smagliate le calze. All’inizio di una giornata impegnativa, vestita con cura e in modo formale per ricevere personaggi di rilievo, sono qua a contemplarmi il polpaccio destro, dove un velo fumé da 15 denari circonda un cratere di pelle bianca. Non ho calze di ricambio. Non sono una organizzata, attrezzata, previdente. Non sono efficiente. Mentre guardo ipnotizzata il disastro del collant, immagino la mia dotazione di calze di tutti i denari e di tutte le nuances, a casa, ricoperta di pezzi di armadio, di pezzi di pareti, di macerie dei piani superiori. C’è gente a cui ieri è successo: il terremoto ha frantumato case con mutui in pagamento, spiaccicato tv al plasma e congelatori pieni di buoni cibi, divelto piante da appartamento dalle foglie lucide e reso inaccessibili mutande e collant di ricambio. C’è gente che in dieci secondi ha perso tutto, anche la vita. A qualcuno sono rimasti solo la vita e i debiti. Mi immagino come mi sentirei se fosse successo a me e la disperazione è così schiacciante che devo distogliere il pensiero. Andrò a cercare delle calze di ricambio, qualche brava collega le avrà; di qualunque colore, anche con il cavallo corto.
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E che la memoria ce lo tenga sempre presente. Quanti sonni più tranquilli!
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