lunedì 9 novembre 2009

In treno

In treno viaggiano tante donne; soprattutto donne: si sa che il genere femminile non ama l'auto perché mette alla prova il suo scarso senso dell'orientamento. Almeno per me, questo è uno dei motivi per cui vado volentieri in treno: non devo pensare al percorso. Posso invece pensare molto ai fatti miei e starmene seduta a leggere per delle ore. Nei miei viaggi più frequenti, da nord a sud e ritorno, trovo piacevole anche la sensazione di muovermi tra i due estremi in cui le persone che mi vogliono bene, da una parte e dall'altra, mi stanno aspettando: io traccio la linea ideale che le unisce. Invece, quando scendo dal treno in una città che non mi è familiare mi piace sentirmi una sconosciuta, come se questo mi aprisse nuove possibilità di vita. Ma dicevamo delle compagne di viaggio. Le trovi di tutti i tipi. L'ultima volta era una straordinaria novantenne che, in uno scompartimento tutto al femminile,  raccontava del suo matrimonio a ridosso dell'ultima guerra, commentando: "Ero molto innamorata. Però lo dico a voi che siete giovani: l'amore va bene, ma ricordatevi sempre, ragazze: testa, usate la testa!". Ci ha intrattenute brillantemente con la storia della sua vita finché ad una stazione è entrato un uomo che si è seduto con noi. Piccolo moto di disappunto, come se si fosse introdotto abusivamente in un luogo privato. Il racconto si è arrestato, siamo tornate ai nostri giornali, libri, cellulari. Prima di scendere ho dato la mano alla novantenne: felice di averla incontrata, signora.

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